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broppo rosso non avrai il mio scalpo

e non c’à verso di inserire il video , riesco solo ad inserire il link , ma non mi spiego il perche’ uso sempre le stesse metodologie , e in altri post arriva il video direttamente , qui no! PERCHE???????

NON è CHE SIA UN CAPOLAVORO MA SONO I MIEI RICORDI!!!!!

GROPPO rosso dopo anni lo abbiamo rifatto

abbiamo usato pero la seggiovia fino a prato della cipolla , da qui lo sviluppo della gita vera e propria , questa volta la neve era proprio tanta.

non sono riuscito purtroppo a sciare al ritorno , perche c’erano troppe contropendenze . ma la soddisfazione la ho avuta quando tornati a prato della cipolla ‘ l’omino della seggiovia mi a fatto salire ancora fino alla rocca , e da li mi sono fatto tutta la pista fino a valle.

Cattura del monte groppo rosso

senza traccia

21-10-07_103521-10-07_103621-10-07_110821-10-07_112221-10-07_153921-10-07_1611triangologlche belle giornate mi passo in montagna
non sono un patito pero qualche volta mi piace uscsire a fare trekking
qualche domenica fa sono stato in val d’aveto e la vetta era il groppo rosso
giornata stupenda, neve, sole,bella compagnia poi al ritorno siamo scesi fino al lago nero
che bei posti
ladesivo che e in una delle foto era sulla porta del rifugio dove abbiamo mangiato

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gita al monte caucaso

NEIRONE (332) – MONTE CAUCASO (1245)

Tempo di salita: ore 3
Tempo totale: ore 5.45
Segnavia: rombo rosso vuoto da Neirone al Monte Caucaso; triangolo rosso dal Monte Caucaso al Passo di Stre Biurche; quadrato rosso dal Passo di Stre Biurche a Neirone

Salita: partenza dalla piazza della chiesa (332) – Bosco Grande – Case Faggio Rotondo (952) – Passo Pietra Cavallina (1000) – dorsale ovest Monte Caucaso – Monte Caucaso (1245)
Discesa: Monte Caucaso (1245) – pendici ovest Bric della Guardia – Passo di Stre Biurche (1109) – pendici nord Monte Caucaso – Case Feia e Cugno – Case Malsalato – Corsiglia – Neirone (332)

Attenzione: in diversi tratti di salita la fitta vegetazione ha invaso il sentiero rendendo disagevole il cammino; fino a quota 900; 200 metri circa dopo le Case Faggio Rotondo l’itinerario non segue l’evidente traccia nel bosco ma sale a sinistra costeggiando una vecchia casa abbandonata posta appena più in alto.

seguendo una strada sterrata che gira intorno a un grande recinto , e a tratti dove e possibile , si attraversa il recinto tramite dei cancelli , il sentiero e poco evidente e si procede a naso o alle volte ci sono degli ometti di pietra, comunque la direzione è nord nord-est
Nota: poco sotto la vetta, sul versante della Val Fontanabuona, sorge il Rifugio Monte Caucaso (1200)

Cattura anello del caucaso

 

dal garda alla val di fiemme

tutto e partito dal fatto che mia moglie voleva accompagnare mia suocera al suo paese di origine , prabocolo un maso sopra carano, un paesino sopra cavalese!

ho approfittato di una settimana di ferie per fare un giretto alle terme, che a me piacciono molto, e sulla strada ci sono le terme di catullo a sirmione , sul garda , due giorni di relax .

avendo ancora un poco poco di tempo, un giretto sul monte baldo, che rimane sulla strada anche lui,non potevamo farcelo mancare.

infine siamo arrivati a cavalese con un po di ritardo, ma contenti!

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4 giorni di montagna

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due settimane di vacanza a ponza

questa estate la nostra meta è stata l’isola di ponza, mia moglie ci era già stata perche suo padre era nato li , figlio di una guardia ai deportati politici della 2° guerra

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una settimana di vacanze in camper

ecco la prima tappa del viaggio in camper fatto con mia moglie, la prima settimana di aprile,dovevamo andare  a fare il giro del lago di garda , ma le previsioni davano pioggia per tutta la settimana , o quasi . cosi all’ultimo momento abbiamo deciso di cambiare rotta e visto da che parte si prevedeva il sole  ci siamo andati . questa zona la conoscevamo già e qui siamo alle terme di calidario a campiglia marittima. le terme sono servite con un posteggio per camper gratuito con un minimo di servizi , come lo scarico delle acque grigie e nere ed il carico dell’acqua , al costo di un euro 100 lt, d’acqua delle terme e costante ad una temperatura di circa 32 36 gradi ed e piacevolissima anche d’inverno.
le acque di deflusso delle terme attraversano il paese e raggiungono un lago nel quale la temperatura è un po piu bassa ma decisamente non fredda , in questo lago  ci ho visto pescare  e guardando con attenzione credo di avere identificato anche dei pesci tropicali della famiglia dei ciclidi

la prima vera zingarata  , il primo giorno di vacanza in camper la abbiamo dedicata per fare la spesa e gia che eravamo in giro abbiamo fatto una puntatina a piombino.alla fine della passeggiata a mare c’era questa terrazza con una vista stupenda , e visto che avevamo la “casa” al seguito come non approfittare di questo panorama , abbiamo pranzato godendo del clima e della vista sull’elba e abbiamo anche avuto ospiti, dopo un doveroso pisolino siamo ripartiti per la nostra meta termale a campiglia marittima

dopo due notti passate nella piazzola di sosta delle terme di calidario . controllo le previsioni col cellulare e danno in arrivo una perturbazione , mentre a levante il sole ancora tiene ,
punto il muso del camper verso est , e siccome una signora con cui mi sono fermato a fare due chiacchiere mi ha detto che massa marittima è un bel paese con un centro storico che vale la pena essere visto , ci siamo andati . in effetti il centro e davvero bello ,

sulla strada che porta a levande non potevamo rinunciare e passare da siena , ci siamo stati purtroppo troppo poco , perche siamo arrivati di pomeriggio , e la sera bisognava anche trovare un posto dove dormire , col camper non puoi dormire ovunque , o meglio lo fai a tuo rischio e pericolo, alla fine per 20 euro siamo andati in una piazzola del comune semi attrezzata ma silenziosissima, ce ne era un’altra ma in pieno centro e con le macchine che ti sfrecciavano intorno. l’indomani abbiamo scoperto che avremmo potuto anche fermarci gratis , bastava arrivare dopo le 20. siena è molto bella e vale la pena di tornarci con piu calma

intanto mentre cercavo di mettere insieme questo articolo di è rotto il mio pc ,ho dovuto sostituire l’H.d. con conseguente perdita dei miei video, e devo continuare questo lavoro con le foto scattate da mia moglie. ( non posso rinunciare ora che sono a metà)

bene , partiti sa siena il mattino dopo ,mia moglie esprime il desiderio di visitare le valli del comacchio, ma visto che abbiamo ancora tempo utile decidiamo di girovagare un po per la zona, senza perdere il riferimento della meta, cosa c’e sulla strada? AREZZO !  e cosi ci facciamo una puntatina. simpatica la cosa che abbiamo trovato le scale mobili     ( come del resto anche a siena) che portano al centro , e devo dire che arezzo non ha niente da invidiare a siena in storia e bellezza dei palazzi. per non parlare dell’orologio sulla torre , ancora perfettamente funzionante , on’opera d’arte di meccanica , io credo che adesso con i mezzi che abbiamo e la tecnologia a disposizione , un’opera cosi complessa non riusciamo a farla! bello davvero!

I created this video with the YouTube Video Editor (http://www.youtube.com/editor)
lasciata siena verso sera decidiamo di avvicinarci alla meta ma passando per s. marino.
siamo dei pasticcioni e le cose facili non ci piacciono, ci piacerebbero ma non riusciamo mai. il navigatore dice che non siamo lontani ma tra l’autostrada e le strade interne preferiamo le seconde, tanto in un paio di ore arriviamo , solo che……………ad un certo punto ,nonostante il navigatore dicesse di svoltare a destra, vedo un cartello s. marino a sinistra, non ci penso nemmeno e giro a sinistra. iniziamo una salita bella ripida davvero, la temperatura comincia a scendere, ma noi andiamo. continuiamo a salire e la strada si fa tortuosa e stretta , incrociamo camion e corriere , provo molto disagio nello stringersi per passare con due mezzi nella stessa carreggiata, poi vediamo un cinghiale , la neve, e comincia a far buio e il paesaggio è lunare. pero’ siamo scollinati ora comincia la discesa e quanto manchera’? se il navigatore diceva due ore , e noi viaggiamo da tre saremo quasi arrivati………. ormai e buio! ad un certo punto , e meno male che era segnalato, manca la carreggiata, una frana si era portata via la mia corsia di marcia , vabbhe dai andiamo avanti ,la discesa e anche piu ripida della salita , con curve a gomito strette strette, ancora qualche minuto e il camper comincia a fischiare, FERMARSI IMMEDIATAMENTE OLIO DEI FRENI INSUFFICIENTE compare questa scritta nel quadro; mia moglie si è innervosita un po! ma fermarsi e dove , qui e una curva unica e la strada e stretta che se incontro qualcuno non passiamo ne io ne lui.
ancora qualche metro e finalmente uno slargo mi fermo e spengo il motore.
ormai è buio pesto , ci guardimo un po in giro e non è proprio possibile fermarsi li a dormire poi …….. nel nulla! noi che i primi viaggi in camper andavamo a dormire nei campeggi perchè in strada è pericoloso.
metto in moto e…….. miracolo! la lucina si e spenta e anche la scritta intimidatoria è sparita. per fortuna di discesa ce ne era ancora poca e siamo arrivati in una normale strada di montagna che in quel momento ci sembrava una autostrada, ma dovè s marino? il navigatore continua a dire che mancano due ore , come quando siamo partiti? puo essere?
finalmente tracce di civilta e ci avviciniamo a un paese, piu avanti incrociamo anche una persona! la fermo! scusi dove siamo qui? frittole quasi 1500! la situazione era questa !!!! sembravamo usciti dal film ” non ci resta che piangere”

dunque per s marino manca ancora parecchio siamo nelle vicinanze di s, agata , c’è una piazzola per camper ai piedi del paese . bene una bella notizia sono stanco ho fame e guido da 4 ore, se non che la piazzola è deserta buia e isolata , il posto ideale per un camperista, me ne vado e cominciamo a disperarci, atraversiamo il paese , è notte ed è deserto quando nella piazza del paese vedo , un chiosco che fa panini e due corriere da turismo…. mmmmmmmm vado a vedere, dico a mia moglie!

scendo dal camper e vado a parlare con la signora dietro il bancone , e chiarito che non mi andava di fermarmi nell’area per camper perche ero solo ed isolato mi dice ” si fermi qui , il paese è tranquillo , ma domani mattina ci sara il mercato , quindi quasi tutti i posti del piazzale saranno occupati dalle bancarelle, se non volete che il vigile domani mattina alle 4 vi venga a bussare alla porta mettetevi in quell’angolo” mi indica un posticino ai bordi della piazza ma sotto un lampione che illumina a giorno , mi convinco immediatamente e posteggio per la notte, finalmente mia moglie cucina mangiamo e a nanne.
il mattino seguente ci svegliamo tardi e si sentono i tipici rumori dei mercati in lontananza , appena ho le forze apro un oscurante della mansarda e scopro che siamo proprio a fianco al mercato, non ci siamo nemmeno accorti di quando sono arrivati di quando hanno cominciato a montare le bancarelle e nemmeno di quando sono cominciati ad arrivare i primi avventori.
prendo un caffè ed esco dal camper per fumare una sigaretta, meraviglia!!!!!!!.
siamo in un parco bellissimo molto grande e anche molto ben tenuto, ai piedi di un paesino medioevale che sembra un presepe, e il mercato comincia a incuriosire mia moglie, che si prepara ed esce per girare fra le bancarelle! dopo un po la seguo ma quando la incrocio la trovo davanti a un edificio che curiosa nel piccolo porticato, sembra una chiesa ma non vedo le caratteristiche porte con manifesti o altro che ti danno la certezza di entrare in una chiesa , appunto. un signore a quel punto ci fa cenno di entrare e scopriamo che si tratta di un teatro , non facciamo in tempo a mettere in ordine le idee che comincia a raccontarci la storia del posto , del paese, le origini del suo nome , e a spiegarci che questo è il teatro piu piccolo d’italia, particolare perche costruito unicamente in legno e da’ una acustica eccezionale al punto che molti attori fra cui anche gasman ha recitato li delle poesie per la rai
dopo questa botta di cultura , e la piacevole chiacchierata facciamo un giro per il pese , e scopriamo che sa agata e una meta turistica molto apprezzata per i suoi mercatini di natale , la sua storia , i ruderi di un castello settecentesco, e delle fontane artistiche sparse per il paese ,
insomma proprio un bel posto!

lasciamo a malincuore s. agata feltria in tarda mattinata ma contenti e raggiungiamo la meta di s marino. qui io sono rimasto deluso, di san marino vedi poco perchè è un negozio unico con vetrine colme di souvenir per turisti, che sono anche tanti e non mi spiego perchè oltre il paesaggio e qualche bel palazzo non c’e niente che mi attragga.
una nota positiva la devo fare invece, all’organizzazione, perche chi arriva come me in camper o macchina trova con estrema facilita un posteggio ai piedi della rocca e tanto attrezzato per i camper che ho anche fatto rifornimento acqua 1 euro 100 lt. dal posteggio poi e molto facile raggiungere il paese perchè a servizio dei turisti ci sono una serie di ascensori gratuiti , e dall’altra parte abbiamo scoperto addirittura una funicolare ( in foto) .

in poche ore abbiamo visto tutto e ormai s, marino era anche diventato noioso e monotono quindi nel tardo pomeriggio decidiamo di scendere per cercare un posto dove pernottare e visto che abbiamo ancora luce ed energia consideriamo come al solito di avvicinarci il piu’ possibile alla meta finale, seguo le indicazioni per rimini e ad igea marina trovo un campeggio attrezzato per camper, al costo di 13 E luce e pernottamento . Peccato perchè mia moglie avrebbe voluto fare una passeggiata in riva al mare, dopocena……….ma si e messo a piovere, cosi seratona di tablet

Il mattino dopo raggiungiamo comacchio e le sue bellissime valli.

qui mi dispiace molto aver perso i miei filmati, e le foto di mia moglie non danno merito alla bellezza del posto, non me ne voglia mia moglie ma ho deciso di mettere un filmato copiato da y.t molto bello, e che dice ,con le sue immagini, molte piu cose delle mie descrizioni

Purtroppo è finita la vacanza , e la notte la abbiamo passata nel paese di s alberto , dove non c’e una sosta per camper ,ma nel nostro girare per trovare un posto adeguato abbiamo notato un camper con la veranda aperta in un piazzale ci siamo affiancati , e dopo aver chiesto alle due signore che lo abitavano se avevano l’intenzione di passare la notte li , ci siamo resi conto che avevano al seguito due cagnoni enormi , a quel punto rassicurati di avere compagnia e in piu la guardia dei due cani , ci siamo fermati anche noi.

il giro dei forti

http://www.youtube.com/watch?v=EPaBXok5p-E&feature=g-upl

Situata in posizione strategica nell’ambito del Mediterraneo, Genova ha sempre saputo, nel corso della sua storia fin dai tempi della Repubblica, dotarsi di un apparato difensivo di prim’ordine.
Se da una parte è il mare a costituire una protezione naturale da sud, a nord sono ancora oggi ben leggibili le cosiddette “nuove mura” costruite tra il 1700 e il 1800. Queste fanno oggi parte del “Parco Urbano delle Mura”, un itinerario di crinale scandito da forti, mura, torri, polveriere – alcuni in buon stato di conservazione, altri in rovina – immersi nel bel contesto naturale delle campagne genovesi. Lungo il percorso, una serie di cartelli descrivono gli aspetti naturali, antropici, botanici, storici e architettonici che si vanno via via incontrando.
Si possono individuare due direttrici principali: quella occidentale della Val Polcèvera e quella della Val Bisagno, così chiamate dai due principali fiumi che sfociano nel Golfo di Genova. Vi sono situati, rispettivamente, i Forti Crocetta, Tenaglia, Begato, Sperone, Puin, Fratello Minore, Diamante a ovest, e i Forti San Giuliano, San Martino, Santa Tecla, Richelieu, Ratti, Quezzi a est.
Il percorso della Val Polcèvera è quello descritto in questo resoconto.

Questa semplice gita, priva di forti dislivelli, consente un quadro piuttosto esauriente delle fortificazioni, con la visione ravvicinata dei sei forti che si toccheranno (Crocetta, Begato, Sperone, Puin, Fratello Minore e Diamante) ma anche una vista complessiva verso quelli ubicati sull’opposto fronte della Val Bisagno (Quezzi, Ratti, Richelieu e Santa Tecla).
Il tracciato, che ricalca più o meno le antecedenti mura trecentesche, ha inizio dalla collina di Belvedere ove sorgeva l’omonimo Forte costruito fra il 1815 ed il 1825, oggi campo sportivo. Il punto di inizio dell’escursione è raggiunto con l’autobus n.66 che parte da Piazza Montano (stazione FS di Sampierdarena), fermata Bivio Belvedere. Per l’intero sviluppo si seguirà il segnavia di un cerchio rosso vuoto.
In pochi minuti si raggiunge il FORTE CROCETTA, situato a 145 metri di altitudine, che fu eretto nel 1818 sui resti del piccolo convento seicentesco dei Padri Agostiniani e della chiesa del Santissimo Crocifisso: il forte nell’attuale assetto fu ultimato nel 1829 ad opera del Genio Militare Sardo. A metà Ottocento fu carcere di cittadini e rivoltosi catturati dai soldati piemontesi, lasciato poi dai militari nel 1914 e saltuariamente abitato fino al 1961. Oggi è in abbandono e solo grazie alla vigilanza di alcuni privati, che abitano dell’adiacente ex casetta daziaria collegata al forte da un passaggio ad arco, è preservato da ulteriori vandalismi.
Il sentiero prosegue piacevolmente, con pendenza moderata ma costante, in un sottobosco nel quale si scorgono di tanto in tanto case contadine in rovina, fino a raggiungere (un’ora dal Forte Crocetta) il Santuario di Nostra Signora del Garbo. Il nome è riferito al rinvenimento miracoloso di un’effigie della Vergine in un buco (in dialetto “garbo”) di un vecchio castagno; del luogo di culto che fu edificato a ricordo dell’evento si hanno le prime notizie in un documento del 1365.
Poco oltre, alcune case circondate da orti che prendono il nome di “Piani di Fregoso”, un tempo luoghi di villeggiatura degli abitanti della Val Polcevera, costituiscono l’ultima propaggine abitativa della città prima dell’inizio dell’itinerario dei Forti propriamente detto. Già visibile da lontano sulla sommità di un’ampia dorsale, a quota 475 si erge il FORTE BEGATO (45’ dal Garbo): costruito dal Genio militare di Casa Savoia fra il 1810 ed il 1830, si hanno però notizie di fortificazioni sul “colle di Begale” che furono teatro di una battaglia combattuta nel 1319 fra “Intrinseci” (Guelfi) ed “Estrinseci” (Ghibellini). Nella Prima Guerra Mondiale fu carcere di prigionieri austriaci impiegati in opere di rimboschimento e nella Seconda fu occupato da truppe tedesche.
All’inizio degli anni Novanta il Forte Begato rientrò in un progetto di recupero, in quanto ritenuto adatto – per posizione ed estensione – ad ospitare manifestazioni, attività all’aperto, eventi culturali, spettacoli; ad oggi però, nonostante i cospicui investimenti, le buone intenzioni sembrano lontane dal concretizzarsi.
Basta una decina di minuti per raggiungere FORTE SPERONE e altri 15 per il FORTE PUÌN, che però toccheremo (e descriveremo) entrambi sulla via del ritorno.
Siamo ormai in vista degli ultimi complessi del sistema difensivo. Due alture adiacenti denominate DUE FRATELLI furono circondate nel 1747 da un recinto trincerato dando luogo rispettivamente al FORTE FRATELLO MAGGIORE e alFORTE FRATELLO MINORE. Del primo rimane solo la cisterna ricolma di detriti, i locali seminterrati di difficile accesso e residui del basamento originario che si scorge fra l’erba circostante. Il MINORE (quotato ai 622 metri del Monte Spino) fu edificato fra il 1815 con la costruzione della Torre e ultimato dal Genio Militare Sabaudo intorno al 1830. La struttura era però probabilmente già abbandonata alla fine dell’Ottocento. Durante l’ultima guerra, i locali furono utilizzati quale appoggio alla contraerea del Fratello Maggiore, come si nota dai resti delle postazioni di due cannoni sul terrapieno. Oggi l’interno del complesso si presenta in condizioni di forte degrado.
Giunti alla Sella del Diamante, la parte terminale del nostro itinerario è caratterizzata da 14 tornanti che si inerpicano fino al Forte omonimo, particolarmente interessanti per tratti di selciatura ben conservati.

Eccoci così al monte Diamante, punto più elevato del sistema di fortificazioni (667 metri) su cui sorge l’omonimo forte, appunto il FORTE DIAMANTE. E’ anche la postazione delle mura di Genova ubicata più a nord, nonché l’unica fuori dai confini comunali e facente parte del comune di Sant’Olcese. Sul sito di un’antica rocca difensiva di cui si hanno notizie fin dal 1478 con funzione di controllo sulle valli Bisagno e Polcèvera, potenziali vie d’accesso di invasori, il primo progetto del Forte è datato 1747; la costruzione iniziò nel 1756 ma successivamente il Genio Sardo operò ulteriori trasformazioni nel 1814, fino all’abbandono definitivo del 1914, che dura fino ad oggi.
Arrivati in cima al Diamante si trova l’ingresso diroccato del forte, anticamente dotato sia di ponte levatoio che di stemma sabaudo, di cui restano solo i pilastri laterali. Il forte è ormai privo delle strutture in ferro, tra cui le grate asportate durante la Seconda Guerra Mondiale quando era in uso la raccolta dell’oro e del ferro “per la Patria” (lèggasi per costruire armi), retorica di regime che ben sappiamo come andò a finire. Nonostante lo stato di abbandono, la struttura ha un indubbio fascino, dovuto alla sua estensione e ai numerosi scorci su mura, bastioni, torri, sottopassi, che si presentano al visitatore aggirandosi – in certi punti con un minimo di cautela – fra le rovine; tenuto poi conto della posizione dominante sugli Appennini, la fortificazione è ben visibile da molti punti delle valli di Genova, con un effetto altamente scenografico.
I prati circostanti il forte sono anche l’ideale punto di sosta per il pranzo al sacco, dopodiché si propongono diverse vie di ritorno: particolarmente appagante è la discesa a Trensasco, rientrando dall’omonima stazione nel capoluogo tramite il trenino della Ferrovia Genova-Casella, panoramicissima e ardita linea a scartamento ridotto molto cara ai genovesi (e alla quale spero di potere dedicare un articolo mirato). Noi invece ripercorremo in parte – vale a dire fino a Forte Sperone – il tragitto dell’andata.
Intrapresa la discesa, si perviene in una trentina di minuti al FORTE PUÌN (m.508) che, già a colpo d’occhio, dà la sensazione – a differenza degli altri – di un’entità viva. In effetti l’edificio è meta di esaurienti visite guidate a cura del Comune di Genova ogni seconda domenica del mese da marzo a novembre.
Così come i Due Fratelli, la realizzazione del Puìn fu opera dei piemontesi, ispirandosi al modello delle Torri francesi, tanto è vero che i lavori, intrapresi nel 1815, ebbero inizio proprio dalla Torre; solo nel quindicennio successivo fu completata la cinta. La fortificazione fu abbandonata alla fine dell’Ottocento e depennata nel 1908 dalle liste militari. La postazione era anche detta “ridotta dei pani” in quanto funzionò come centro di smistamento delle vettovaglie destinate ai siti fortificati della linea di crinale.
Sembra che il curioso nome del Forte sia dovuto alla sottostante baracca, detta del Puìn (in dialetto genovese “padrino”), soprannome dato al proprietario: quindi, con una metafora un po’ fantasiosa, il Forte Puìn potrebbe essere definito Padrino nel senso della protezione esercitata nei confronti dei Due Fratelli.
Il FORTE SPERONE (m.489), raggiunto in pochi minuti di discesa, può essere fatto risalire all’inizio del 1300 come sito di una fortificazione ghibellina che portava il nome di Bastia di Peralto. Fu poi completato nel 1747 con l’edificazione di una caserma con abitazioni per gli ufficiali, magazzini e polveriera (arricchita nel 1820 da tre torri), il tutto racchiuso in una cinta di mura in pietra che già in distanza lo rendono imponente.
Il buono stato di conservazione è dovuto a un’utilizzazione pressoché continua nel corso dell’ultimo secolo: prigione durante la Prima Guerra Mondiale, caserma della Guardia di Finanza dal 1958 al 1981, sede di rappresentazioni teatrali durante l’estate, anche se in maniera alquanto discontinua. Così come il Forte Begato, c’è da augurarsi che qualche intervento illuminato possa valorizzare continuativamente questi capolavori veramente unici dell’architettura, militare e non solo.
Il Forte Sperone è situato sulla sommità del Monte Peralto, noto anche come collina del Righi dal nome della funicolare che la collega al centro cittadino; l’area è meta molto frequentata – oltre che come accesso agli itinerari dei Forti – anche dagli appassionati di jogging che possono disporre di un polmone verde a breve distanza dal traffico urbano.
Non resta che rientrare in città, tramite la citata funicolare o – soluzione obbligata nei periodi di manutenzione della medesima – lungo la carrozzabile.

http://youtu.be/EPaBXok5p-E